Cresce il Made in Italy in Cina

Per gli stranieri il Made in Italy a tavola è sinonimo di qualità. A testimoniarlo sono le scelte dei consumatori ed anche una ricerca condotta dall’EFSA (Agenzia europea per la sicurezza alimentare). Stando ai dati estrapolati da questo studio è emerso come i prodotti agroalimentari  italiani siano quelli più sicuri, con il minor numero di residui chimici oltre il limite (0,3%), inferiori di cinque volte a quelli della media europea (1,5% di irregolarità), 26 volte inferiori a quelli extracomunitari (7,9% di irregolarità).

Nel 98,4% dei casi esaminati, i residui si attestano entro i limiti, con la percentuale che sale al 99,7% nel caso del bel Pese che conquista il primato e scende al 92,1% per la media dei Paesi extracomunitari.

La Cina è uno dei paesi in cui i prodotti Made in Italy sono maggiormente apprezzati e diffusi nelle tavole. Secondo gli ultimi dati di Coldiretti, il valore delle esportazioni è salito al 36,3%, ciò ha permesso di migliorare ulteriormente le performance del settore a livello mondiale (+12,7%).
Se i prodotti nostrani a livello UE crescono del 9,3%, è a livello mondiale che si ha la crescita più significativa, anche e soprattutto grazie all’Asia ed in particolare la Cina, paese nel quale, nel 2011 abbiamo esportato alimenti per un valore di 248 milioni di euro con un incremento del 30% rispetto al 2010.

I prodotti Made in Italy più apprezzati e quindi più richiesti dalla Cina sono:

– Vino: per un valore di 67 milioni di euro (+63%);
– Olio di oliva: 24 milioni di euro (+4%);
– Dolci e biscotti: 10 milioni di euro (+20%);
– Pasta: 5,3 milioni di euro 8 (+60%);
– Prodotti caseari: 2,7 milioni di euro (+42%);
– Spumante:  le cui vendite (+235%) sono alle stelle grazie ai nuovi ricchi cinesi (2,7 milioni di persone).

Il problema, ancora oggi non risolto, riguarda la capacità di riequilibrare le esportazioni del Made in Italy in Cina con quelle del Made in China nel nostro paese, quest’ultime ancora di gran lunga superiori rispetto alle nostre.
Per riequilibrare i rapporti è necessario – conclude la Coldiretti – rimuovere le barriere commerciali ancora presenti in Cina.
Nonostante il miglioramento dei rapporti con l’apertura ad alcune produzioni italiane, rimangono ancora importanti le barriere fitosanitarie.

Fonte: AGI China, Coldiretti

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