Le imprese italiane devono mirare a 20 città della Cina

Le imprese italiane devono mirare a 20 città della Cina e non alle solite 5. È questo il pensiero del Presidente dell’ICE Riccardo Monti intervenuto all’incontro con la stampa tenutosi all’Ambasciata Italiana a Pechino, dopo aver presenziato al Global Service Forum dell’UNCTAD (la conferenza dell’ONU sul commercio e lo sviluppo). I dati sull’export del Made in Italy nel 2012 sono cresciuti del 7%, mentre paesi come Francia e Germania hanno fatto registrare un trend negativo.
Monti ha espresso la necessità di un intervento deciso da parte delle istituzioni: “Con il loro aiuto si può fare molto in Cina, anche se è un mercato difficilissimo, dove sono già presenti mille aziende italiane” e aggiunge “Puntiamo sui prodotti della fascia del “bello e ben fatto” che possono valere volumi importanti”.
Il Presidente ICE spiega che questo è il momento di investire in Cina, approfittando del maxi-piano di urbanizzazione, in via di approvazione, che prevede, secondo quanto annunciato a marzo scorso, lo spostamento di circa 400 milioni di persone dai piccoli centri alle città di seconda fascia, creando un mercato allettante per le imprese nostrane che mirano all’export del Made in Italy in Cina.

I prodotti Made in Italy particolarmente apprezzati dal consumatore cinese sono: l’agroalimentare, food & wine, l’abbigliamento, il design e i complementi d’arredo. Nei mesi precedenti il Salone del Mobile e Vinitaly hanno visto crescere l’interesse degli investitori cinesi nel nostro Paese.
Monti riflette anche sul modo in cui è cambiata l’immagine del Made in Italy in Cina negli ultimi anni. “Siamo passati dall’essere considerati produttori di beni di lusso a produttori di beni che molte decine di milioni di consumatori possono permettersi di comprare“. L’export italiano potrebbe essere avvantaggiato dall’andamento dell’economia attuale: “siamo indirizzati verso il riassorbimento del deficit strutturale e la Cina sta passando da un’economia fondata sulle esportazioni a una trainata dai consumi interni“.
Infine, Monti parlando della possibilità di investimenti in Italia della China Investment Corporation spiega come il fondo sovrano cinese abbia “un input forte a globalizzare e ha risorse ingenti dal punto di vista finanziario, in più l’Italia è un’economia molto diversificata e interessante per loro“.

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