Treno commerciale Italia-Cina, Pivetti: “Basta dipendenze dalla Germania”

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Da anni diventata imprenditrice alla guida della sua azienda di trading con Pechino, oggi l’ex parlamentare ha nel mirino un progetto ambizioso per rompere il monopolio teutonico ai nostri danni. E di cui nessuno parla.

Oggi chi voglia utilizzare il trasporto ferroviario diretto con la Cina per scambi commerciali (si chiama treno blocco), ha una sola possibilità: recarsi in Germania, e lì utilizzare i container della teutonica DB Cargo. Dal’Italia non c’è alternativa se non piegarsi a Berlino e chiedere ospitalità. E pagare, ovviamente. Una situazione, guarda un po’, che non favorisce le aziende di casa nostra. Ad alzare il velo su questo piccolo grande scandalo (forse più grande che piccolo) un personaggio che non ti aspetteresti mai: Irene Pivetti (foto), che in questi ultimi anni ha avuto modo di conoscere molto da vicino l’universo cinese attraverso la sua trading company Only Italia.

“Le confesso – dice a Bianco & Bruno qualche minuto prima di balzare sull’ennesimo aereo – che quando ho scoperto questo monopolio tedesco ai nostri danni non volevo crederci. Tra l’altro nessuno ne parla come se la cosa non ci riguardasse. E invece ci riguarda, eccome!”.

Come l’ha scoperto?
“Sia chiaro: io non sono una esperta di logistica. Però per ragioni di lavoro ho numerosi contatti con le istituzioni locali cinesi, e visto che seguo il progetto della BRI Belt Road Iniziative, sono state loro stesse a chiedermi di dare una mano a sviluppare parchi industriali e scali ferroviari. Da tutto ciò è nata l’idea del treno blocco per la Cina, che parta dall’Italia e arrivi a Chengdu. Già un primo convoglio è partito qualche mese fa e ora siamo impegnati a organizzare il secondo. E’ evidente che l’obiettivo è quello di arrivare a un collegamento stabile fra Italia e Cina. Ma per fare questo c’è bisogno di fare massa critica e che gli operatori italiani non restino a guardare”.

Il mondo dell’elettronica di consumo e dell’elettrodomestico potrebbe essere interessato al progetto?
“Direi proprio di sì. I rapporti commerciali con la Cina stanno aumentando il loro peso specifico in molti settori e quello dell’elettrodomestico non fa eccezione”.

Qual è l’aspetto competitivo offerto dal treno?
“Rispetto alla nave, i tempi sono dimezzati. Ma ovviamente non sto dicendo che il treno possa sostituire la nave. E’ vero, invece, che ne può rappresentare un perfetto complemento. E, ribadisco, non si capisce perché si debba passare dalla Germania”.

 

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