Vola l’export del Made in Italy

Nonostante la crisi economica non dia segnali di cedimento, l’export del Made in Italy continua a salire.
E’ il comparto agroalimentare a dare lo slancio al settore. Oggi un prodotto su cinque finisce sulle tavole straniere. Stando ai dati del Centro Studi Federalimentare, nel 2012 il consumo di prodotti agroalimentari italiani è cresciuto del 7% rispetto al 2011, raggiungendo i 25 miliardi di euro. Incoraggianti sono anche le cifre relative al primo bimestre 2013 che fanno segnare  un +6,5% rispetto allo scorso anno.

Se in ambito continentale il Made in Italy è salito del 4,9%, i dati più interessanti si sono registrati nei paesi asiatici che hanno raggiunto percentuali notevoli: Emirati Arabi Uniti (+42,4%), Thailandia (+42,3%), Arabia Saudita (+30,5%), Corea del Sud (+22,2%), Cina (+18,3%) e Russia (+17%).
A trainare il  comparto agroalimentare all’estero è sempre il vino seguito da pasta, salumi, formaggi, dolci e caffè. Uno dei dati più eclatanti del 2012 riguarda i prodotti vitivinicoli, le cui esportazioni hanno sfiorato i 5 miliardi di euro (su un totale di 9 miliardi) coprendo circa il 20% dell’export italiano.

Una delle novità del 2012 è stata la crescita dell’export della birra, successo da attribuire anche ai 445 microbirrifici. La birra nostrana è particolarmente apprezzata nel Nord Europa. Alberto Brausin, presidente di AssoBirra, ha sottolineato come fattore determinante per questo successo sia stata la diffusione del cibo italiano nel mondo che ha fatto da leva per il successo della birra.

Filippo Ferrua, Presidente di Federalimentare, ritiene possibile il superamento della crisi attraverso 3 step: rifinanziando l’ICE, riducendo le barriere non tariffarie e aiutando le Pmi ad entrare sui mercati esteri.
Se fino ad ora abbiamo assistito ad un susseguirsi di acquisizioni di aziende italiane da parte di società straniere, ultimamente si è iniziata a registrare un’inversione di tendenza con l’acquisto di Pmk (leader russo nel settore della pasta) da parte di De Cecco e successivamente della francese Cipf Codipal da parte di Granarolo.
La conferma che sia possibile fare business all’estero e quindi promuovere il Made in Italy è data da Salumificio Beretta che da poco terminato la costruzione di un megastabilimento in Cina. Vittorio Beretta presidente del gruppo ha affermato: “Era importante rispondere tempestivamente a un mercato in crescita tumultuosa. E in 12 mesi abbiamo realizzato lo stabilimento”.

L’importanza di varcare i confini nazionali, per le aziende nostrane, è spiegata ancora da Ferrua: “Con i consumi italiani in retromarcia, l’export rappresenta un’importante valvola di sfogo e di redditività . E ci sono ancora margini per crescere”.

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